Sigle tessuti: impariamo a leggerle

Quando sei in procinto di acquistare un capo d’abbigliamento, leggi mai l’etichetta dei tessuti? Ecco, è andata più o meno così la prima volta che mi è stato fatto notare che quella targhetta che si trova nella parte interna di maglioni, tshirt, pantaloni… non va tagliata via perché crea prurito sulla pelle, ma va letta! E anche con attenzione!

Fonte foto: https://collectivegen.com/2017/10/fabric-use-make/

Perché un maglione può costare dai 15 euro (nei fast fashion) fino ad arrivare a cifre molto alte – e spropositate? La risposta che mi sono sempre data è: perché paghi il brand e tutto quello che ne consegue. La risposta che mi do ora è: perché paghi anche la qualità del materiale.

Pochissime persone scelgono gli abiti dopo aver letto le sigle tessuti, io ero una di queste, ma ora per me è diventato fondamentale e sto cercando di fare sempre più acquisti sostenibili e di qualità.

Al di là della composizione dei tessuti è importante anche capire le percentuali e cosa comporta la scelta di un tessuto piuttosto che un altro.

Ad esempio, in estate i tessuti che prediligo sono il lino e il cotone leggero, non compro capi in cotone pesante perché so già che sarà caldo e che mi farà sudare. Viceversa per l’inverno, ho scoperto che il maglione per essere caldo non ha bisogno di volumi eccessivi, ma basterà un pullover in 100% cashmere a 2 fili per tenerti al caldo anche nelle giornate più fredde. Senza sembrare l’omino Michelin!

In generale, cerco di stare lontana dalle fibre sintetiche perché basta poco per farti sudare ed emanare cattivi odori. Inoltre, scegliere di indossare un maglione 100% poliestere è come scegliere di andare in giro con indosso una busta di plastica. E io non voglio più.

Qui trovate una tabellina sulla composizione dei tessuti suddivisi per origine vegetale, animale e chimica.

Fonte foto: https://collectivegen.com/2017/10/fabric-use-make/

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